lunedì 24 febbraio 2025

Sulla fotografia, e su altro

Ho fatto una vacanza in Islanda con un "gruppo scolastico fotografico" (messo tra virgolette perché la fotografia è stata il pretesto della vacanza e non viceversa). Io non ero compreso nel gruppo scolastico ma ho avuto modo in alcuni momenti di riflettere sulla fotografia in generale, come strumento di espressione.

Quello che facevamo, e che solitamente fa chiunque quando sta in vacanza, può essere definita fotografia turistica. L'obiettivo è in genere documentativo, si tratta di "riportare a casa" i posti visitati per averne un ricordo o, dopo l'avvento dei social, esibire i propri viaggi a tutti i propri contatti.

La foto però non è mai un puro e semplice documento oggettivo, e tra l'altro come documento oggettivo è anche piuttosto debole in quanto rappresenta una minima parte dell'esperienza vissuta (anche se spesso può rievocarla in modo abbastanza soddisfacente). Questo è anche il motivo per cui sfogliando le foto di vacanze sui social tutto quello che vediamo ci comunica delle vacanze praticamente perfette, una realtà che sappiamo bene non esistere.

La potenza espressiva della fotografia consiste probabilmente nella sua capacità di creare una realtà, di evocare stati d'animo o trovare una sintesi di una situazione attraverso le limitazioni imposte da un'immagine statica, in linea con l'idea generale che l'espressione artistica abbia sempre bisogno di muoversi all'interno di precisi vincoli. In altre parole una fotografia è di per sé una realtà che ci comunica qualcosa, e in questo senso si sottrae almeno in parte alla realtà più estesa a cui attinge e di cui non rappresenta mai un semplice documento. 

Nondimeno il mezzo tecnico fotografico ha la capacità di "catturare" una scena reale, di documentare un evento. In questo senso la fotografia si lega ad una realtà più di una qualunque altra forma di sintesi di immagini, da quelle più tradizionali a quelle più recenti e tecnologicamente avanzate.

Quindi la fotografia mette insieme la documentazione della realtà e la creazione di una realtà, peraltro legandole sempre in modo indissolubile e non rendendo mai troppo chiaro il passaggio dall'una all'altra. Se si guarda una qualunque fotografia bisognerebbe sempre tenere presente la sua capacità intrinseca di far convivere queste due cose, anche indipendentemente dalla volontà del suo autore.

Mi rendo conto che questo vale in modo analogo anche per diversi altri mezzi espressivi, o forse per tutti i mezzi di comunicazione. Forse sto parlando più in generale del difficile rapporto tra la realtà e le rappresentazioni che ne facciamo, che non coincidono mai la realtà stessa.


venerdì 7 febbraio 2025

L'incomprensibile nell'economia

Lo studio della fisica mi ha abituato a considerare molto spesso sistemi che evolvono nel tempo. Queste evoluzioni possono essere caratterizzate in molti modi. Ad esempio dalla scelta delle variabili e dal loro numero, dalla loro intrattabilità matematica, dal loro comportamento su lunghi tempi che influenza la nostra capacità di fare previsioni, ecc.

In un libro ho letto che dal punto di vista delle previsioni si possono presentare diverse situazioni: le leggi di evoluzione esistono e si conoscono; le leggi di evoluzione esistono e non si conoscono; non sappiamo se le leggi di evoluzione esistono. Un esempio tipico del primo caso sono le leggi del moto dei pianeti. Per il secondo caso si possono citare i terremoti, fenomeni che evolvono secondo le leggi note della teoria dell’elasticità, ma per i quali non conosciamo i dati di partenza, cioè la composizione dei materiali all’interno della terra.

Nell'ultimo caso ricadono più o meno tutti i fenomeni che riguardano l'economia. Per le evoluzioni dei processi economici possiamo anche individuare dei principi generali, ma non sappiamo mai se sono sufficienti, se prendono in considerazione tutte le variabili importanti, e soprattutto se sono sempre validi in tutto l'intervallo di evoluzione considerato (sufficientemente grande da essere significativo).

Lo stesso libro elenca delle regole generali di buon senso che possano rendere accettabile una predizione sull'evoluzione di un sistema. Ce ne sono alcune abbastanza ovvie, sebbene necessarie. Ma in particolare la quarta mette un po' in crisi la predicibilità dei processi economici. Recita così: "In una predizione accettabile chi è a conoscenza della predizione non deve poter in alcun modo influenzare il verificarsi della stessa".

E' abbastanza intuitivo pensare che il problema delle previsioni degli andamenti economici e finanziari (previsioni che a quanto sembra non riescono mai) sta proprio nel fatto che i processi sono quasi sempre "non stazionari", cioè evolvono secondo "leggi" che cambiano nel corso del tempo (e il cambiamento di queste leggi dipende da fatti del tutto contingenti) ad opera di interventi ed influenze che violano proprio la quarta regola citata sopra.

In questo senso lo studio dell'evoluzione dei processi economici mi sembra una questione sostanzialmente intrattabile e questo incide in maniera determinante sulle nostre capacità previsionali.


domenica 2 febbraio 2025

Le coincidenze (i destini) di Rigopiano

Nel bellissimo podcast di Pablo Trincia sul disastro di Rigopiano (avvenuto otto anni fa) ci sono due temi che accompagnano quasi costantemente la narrazione: le omissioni e i ritardi colpevoli di una serie di personaggi di vari uffici pubblici che suscitano una certa comprensibile rabbia in chi ascolta, e le coincidenze attorno all'evento, che hanno determinato la vita o la morte degli ospiti della struttura alberghiera investita dalla valanga. Queste ultime, come sempre succede, lasciano una forte impressione nell'ascoltatore.

Un'ospite che si salva perché un attimo prima si è accomodata su una certa sedia piuttosto che su un'altra o piuttosto che rimanere in piedi, un altro che è uscito fuori dall'albergo poco prima per togliere il ghiaccio dalla macchina, un dipendente che è entrato in uno stanzino chiuso e la valanga non l'ha neanche sentita e se ne è reso conto solo quando è riuscito a uscire dal cumulo di neve che si era formato. Ospiti che hanno rimandato il soggiorno a quella precisa data perché impegnati sul lavoro. Ospiti che hanno deciso all'ultimo momento di andare, senza neanche troppa convinzione, incoraggiati da qualche parente, o che al contrario hanno rinunciato all'ultimo momento. L'offerta del gestore dell'albergo di offrire un'ulteriore notte (quella che precede il giorno fatale) gratuitamente, visti i disagi causati dalla nevicata incessante. La decisione presa ad un certo punto (prima del disastro) di riunire tutti gli ospiti nella hall dell'albergo con le valige pronte in attesa degli spalaneve che avrebbero consentito di ripartire, facendo evacuare gli ambienti della spa che poi sono stati gli unici a rimanere praticamente intatti. E così via.

Le coincidenze lasciano sempre turbati, fanno sempre pensare al destino che accompagna ciascuno di noi nella vita, che ci ha dato appuntamento da sempre, qualcosa che è scritto, che ci aspetta inesorabilmente e che non possiamo evitare, sensazioni che ci rimandano alla nota canzone di Roberto Vecchioni (Samarcanda) o a racconti analoghi. Ma si tratta di eventi, che noi però pesiamo sulla base delle loro conseguenze. Siamo noi che proiettiamo significati sugli eventi naturali, siamo noi a selezionarli e a dare loro un significato. Tantissimi altri eventi ci passano davanti agli occhi senza nessuna conseguenza importante per noi e quindi non esistono, non fanno parte del gioco. Noi diamo un senso antropocentrico agli eventi del mondo.

NOTA: ho già scritto sul concetto di destino https://rodolfotrippetti.blogspot.com/2011/04/sul-concetto-di-destino.html


martedì 21 gennaio 2025

Alcaldeso

Si può pensare che usare i femminili inusuali sia solo un problema formale, non sostanziale. Si può essere pragmatici e dire che è più facile accettare i termini ereditati dalla tradizione, senza cercare complicazioni inutili, perché questi in fondo sono dettagli che rischiano di diventare atteggiamenti modaioli che addirittura sviano dalle questioni importanti. Si può perfino dire che il linguaggio è un codice, e che cambiarlo non è sostanziale.

Io penso che il linguaggio forma il pensiero e determina l'azione, sia quella personale che quella sociale. Il linguaggio naturale è il principale veicolo delle conoscenze e ha un ruolo fondamentale nella cultura di una società (altrimenti gli LLM attuali non farebbero così scalpore).

Quindi l'uso dei femminili non è affatto un aspetto secondario, trascurabile o addirittura fuorviante per la questione del ruolo della donna nella società. 

Ada Colau è stata, a partire dal 2015 e per due mandati consecutivi, la sindaca di Barcellona (in spagnolo alcaldesa). In un'intervista Ada Colau racconta un episodio carino e significativo. Il suo primogenito aveva 4 anni quando lei faceva la sindaca. Nello stesso periodo alla televisione spagnola davano un cartone animato di successo in cui tra i personaggi c'era una sindaca. Quando la sindaca è andata con tutta la famiglia in vacanza (lasciando il vicesindaco uomo a sostituirla) il bambino ha chiesto: "mamma, adesso farà lui l'alcaldeso?", cercando il termine maschile dal corrispondente femminile (il maschile corretto è alcalde) perché per lui il genere di riferimento per il ruolo di sindaco era sempre stato quello femminile.

 

sabato 11 gennaio 2025

Porta Santa, indulgenze e Purgatorio, roba per noi

Il 2025 è un anno giubilare, il Papa apre la Porta Santa in Vaticano e nelle altre tre basiliche romane maggiori. Durante l'anno Roma verrà raggiunta da circa tre milioni di pellegrini. Varcare la Porta Santa con un sincero pentimento dei propri peccati (già confessati e perdonati) procura al pellegrino la famosa indulgenza plenaria. E' possibile attraverso la preghiera e la partecipazione alle sante messe e ai riti della Chiesa Cattolica ottenere le indulgenze anche per i defunti. Tecnicamente "si chiama indulgenza plenaria quella che, secondo la dottrina cattolica, libera per intero dalla pena temporale dovuta per i peccati; indulgenza parziale quella che ne libera solo in parte". La pena temporale è quanto necessario per cancellare «l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri», cioè lo stato di disordine e l'inclinazione a ricadere nel peccato che i comportamenti peccaminosi lasciano in noi. Questa impronta negativa va riparata attraverso un percorso penitenziale che può cominciare in vita e proseguire in tempo di morte. La purificazione finale delle anime dei defunti prima di accedere al Regno dei Cieli è detta Purgatorio.

Detto più brutalmente, e con un linguaggio inappropriato, le indulgenze sono "sconti di pena" in Purgatorio, parziali o totali, ottenibili per sé stessi o per i defunti.

La Chiesa Cattolica codifica il purgatorio con queste frasi: "Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo". "La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento".

Lo storico Jaques Le Goff, nel suo libro L'invenzione del Purgatorio, sostiene la tesi che il Purgatorio, pur non essendo comparso all'improvviso, viene definito come luogo vero e proprio di condizione penitenziale, «terzo luogo dell’aldilà», intermedio fra il paradiso e l’inferno, solo intorno al 1200 come risultato di una lenta e progressiva maturazione legata a un insieme di cambiamenti intervenuti nelle credenze e nei comportamenti degli uomini del Medioevo. Questa invenzione da una parte fornirebbe un supporto ulteriore al potere della Chiesa, dall'altra accompagnerebbe una trasformazione che vede la progressiva formazione di una classe media nella gerarchia sociale, e le offre una "soluzione intermedia" anche nella vita spirituale. Secondo lo storico: "L’«invenzione» del purgatorio […] accrebbe in modo considerevole il potere sui morti [ma anche sul denaro dei vivi…] della Chiesa (che nel Duecento trasformò l’esistenza del purgatorio in dogma) in quanto, tramite i suffragi e le indulgenze che erano di sua pertinenza, essa estese all’aldilà del purgatorio un potere giurisdizionale che, in precedenza, era appartenuto soltanto a Dio". "Per gli uomini del Medioevo l’esistenza del Purgatorio accresceva le speranze di salvezza, dato che non tutto era definitivamente stabilito al momento della morte. Perfino per gli usurai, che fino ad allora erano irrimediabilmente condannati all'Inferno, inizia a profilarsi un aldilà meno cupo. Naturalmente vivere con tale speranza modifica radicalmente la prospettiva della vita quotidiana". "L'antica opposizione tra ricchi e poveri, potenti e deboli, inizia a modificarsi con l'emergere di una fascia intermedia. Nella gerarchia sociale, tra signori e sudditi, si profila la categoria dei borghesi".

Lo stesso Jaques Le Goff sottolinea che in quel periodo si definisce anche un immaginario fortemente evocativo e poetico del Purgatorio attraverso la Commedia dantesca: «Il Purgatorio di Dante rappresenta la conclusione sublime della lenta genesi del Purgatorio avvenuta nel corso del Medioevo».

Il primo Giubileo risale al 1300 (Bonifacio VIII) e ben presto le indulgenze che accorciano il tempo del purgatorio diventeranno merce di scambio tra Chiesa e fedeli tanto che questo sarà uno dei motivi principali delle 95 tesi di Lutero (1517) e della conseguente scissione protestante.

Quest'anno si apre il "Giubileo della Speranza", in una società costituita prevalentemente proprio da quella classe media (siamo noi) per cui è stato inventato il Purgatorio e le indulgenze, abituata ad ottenere facilmente quello di cui ha bisogno, ad esempio varcando la Porta Santa e poco altro. La Chiesa Cattolica in questo modo offre ai suoi presunti fedeli la Speranza, un sentimento umano che fa molto comodo a chi pretende di gestire il mondo spirituale e pure un po' quello materiale.

NOTA: sulla speranza e sulla sua ambiguità mi piace citare una dichiarazione di Mario Monicelli: "La speranza di cui parlate è una trappola, una brutta parola, non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni. La speranza è quella di quelli che ti dicono che Dio .... state buoni, state zitti, pregate che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà. Intanto, perciò, adesso, state buoni: ci sarà un aldilà. Così dice questo: state buoni, tornate a casa. Sì siete dei precari, ma tanto fra 2 o 3 mesi vi riassumiamo ancora, vi daremo il posto. State buoni, andate a casa e .... stanno tutti buoni. Mai avere speranza! La speranza è una trappola, una cosa infame inventata da chi comanda".


lunedì 30 dicembre 2024

La rivincita della Meccanica Statistica

All'università ho conosciuto la Meccanica Statistica per la prima volta al corso di Istituzioni di Fisica Teorica tenuto dal prof. Virasoro, (che a causa della sua origine sudamericana pronunciava simpaticamente "la mecanica tatitica").

Mi verrebbe di definire la Meccanica Statistica, in modo un po' impreciso e forse esagerato, la "teoria dimenticata" del XX secolo, almeno dalla cultura scientifica media, che però determina anche le scelte di studio degli specialisti. E' certamente la "terza meccanica". La fisica del XX secolo è infatti dominata dalle due grandi meccaniche che informano tutta la scienza moderna, la Meccanica Relativistica e la Meccanica Quantistica.

Con la Meccanica Statistica nasce la descrizione dei sistemi complessi in termini dei loro costituenti microscopici, nasce il concetto di entropia microscopica, nasce l'interdisciplinarietà e la trasversalità di molti argomenti scientifici e tecnologici. In ultimo nasce anche un filone dell'intelligenza artificiale. Ma nonostante ciò questa meccanica, così importante dal punto di vista culturale e storico, non è "ben focalizzata" dalla nostra cultura scientifica media. Gli argomenti importanti che in varia misura discendono da essa o ad essa sono collegati vengono in genere presentati in modo isolato, senza inserirli in un quadro concettuale unitario, forse proprio a causa dell'interdisciplinarietà. In fondo il concetto certamente trasversale, molto generale e forse per questo un po' vago, come quello di complessità, termine entrato massicciamente in uso nel linguaggio comune e oggi molto di moda, nasce proprio nell'ambito di questa importante disciplina.

Quest'anno sono stati assegnati dei premi Nobel a scienziati esperti di Meccanica Statistica, formatisi proprio in quest'ambito, che hanno condotto studi sull'intelligenza artificiale e sui loro utilizzi. La Meccanica Statistica, sorella minore delle grandi teorie che hanno attraversato il '900, sta vivendo in questi ultimi decenni una sua rivincita (sempre esagerando un po').

https://www.lescienze.it/news/2024/10/09/news/premio_nobel_chimica_2024_proteine-17398715/

https://www.lescienze.it/news/2024/10/08/news/nobel_fisica_2024_intelligenza_artificiale_hopfield_hinton-17376369/

NOTA: sottolineo che anche il Nobel del nostro Giorgio Parisi è stato assegnato per importanti risultati teorici che si muovono nell'ambito della Meccanica Statistica .... e che gli storni sono stati studiati con tecniche tipiche di questa disciplina. :-)

martedì 24 dicembre 2024

Risposta non data ad un post su FB

Un post su Facebook di qualche giorno fa commentava la notizia che il governo ha annullato le multe per chi non si è vaccinato contro il covid. Si tratta di un vecchio provvedimento introdotto dal governo Draghi che obbligava gli over 50 a vaccinarsi. Era stata prevista una multa di 100 euro per chi non avesse ricevuto almeno la prima dose entro una certa data. Poiché la notizia ha sollevato una serie di polemiche il post si domandava, con una certa dose di ironia, il motivo di tutta questa agitazione, e chiudeva con una battuta che lasciava intendere l'orientamento no-vax dell'autore.

Mi sono venute in mente almeno tre obiezioni che scrivo qui evitando di scriverle direttamente come risposta al post, dal momento che non ho nessuna voglia di innescare vecchie polemiche.

Senza voler ritornare sull'opportunità di quell'obbligo (non è questo che mi interessa) rilevo che:

1. il buco di bilancio provocato da questa abolizione ricade su tutta la cittadinanza;

2. il fatto che ci siano dei cittadini che all'epoca, contro le loro intenzioni, si sono vaccinate per rispettare un obbligo di legge, e che adesso passano un po' per "fessi", visto che molti altri cittadini non rispettando la legge ora non ne devono rispondere più, non mi pare una cosa di civiltà;

3. la disubbidienza civile è un diritto sacrosanto del cittadino, ma è tale solo se se ne subiscono le conseguenze, altrimenti si ricade nel problema del punto 2.