In natura si possono definire i sistemi dinamici come dei fenomeni che evolvono sotto una certa legge di evoluzione temporale, dove questa legge è determinata da un'ipotesi formulata con l'osservazione e la sperimentazione (esempio seminale: i fenomeni della meccanica classica).
L'evoluzione dei sistemi dinamici è tipicamente descritta dal punto di vista matematico da equazioni differenziali che presentano generalmente dei comportamenti deterministici, ovvero comportamenti univocamente determinati, tanto nel passato quanto nel futuro, dalla conoscenza di condizioni iniziali, cioè dei parametri fisici del moto ad un certo istante di tempo (tramite una misura fatta sul sistema).
Queste caratteristiche dei sistemi differenziali ci suggeriscono che nei sistemi dinamici "dagli stessi antecedenti seguono gli stessi conseguenti" (Maxwell). Il fatto che rende poco significativa questa affermazione (e di poca utilità pratica) è che in natura "gli stessi antecedenti non si ripresentano mai esattamente identici una seconda volta, nulla mai si ripete due volte" (Maxwell).
Potremmo però conservare una versione approssimata della affermazione rigorosa "a identiche cause identici effetti" sostituendola con "da antecedenti simili seguono conseguenti simili" (Maxwell). L'approccio approssimativo è tipico e spesso fecondo nella scienza. Il problema è che la frase rigorosa discende direttamente dai principi ricavati dall'osservazione, che si traducono nelle proprietà matematiche conseguenti, mentre la frase approssimata è di per sé una nuova assunzione, e non è detto che sia vera, deve essere anch'essa sperimentata, misurata, verificata.
Pierre Duhem in un suo saggio del 1906 (La teoria fisica) specifica che a suo parere la matematica utile alla fisica è la matematica del pressappoco. Riporto per intero questa sua considerazione perché è troppo interessante: "Una deduzione matematica non è utile al fisico fintantoché essa si limita ad affermare che una proposizione, rigorosamente vera, ha come conseguenza l'esattezza rigorosa di un'altra. Per poter essere utile al fisico, occorre ancora dimostrargli che la seconda proposizione rimane pressappoco esatta quando la prima è solo pressappoco vera. E con ciò non basta ancora. Occorre delimitargli l'ampiezza dei due pressappoco; occorre fissargli i limiti dell'errore che può essere commesso sul risultato quando si conosca il grado di precisione dei metodi utilizzati nella misura dei dati; occorre definirgli il grado di incertezza che si potrà accordare ai dati quando si vorrà conoscere il risultato con una data approssimazione (...). A queste condizioni, ma solo a queste, si avrà una rappresentazione matematica del pressappoco. Ma non cadiamo in errore: la matematica del pressappoco non è una forma più semplice e grossolana della matematica; ne è invece una forma più completa e raffinata; essa esige la soluzione di problemi a volte molto difficili, a volte trascendenti i metodi di cui dispone l'algebra attuale".
L'esperienza scientifica raccolta fino a questo momento ci dice che l'assunzione approssimata è verificata solo in un sottoinsieme limitato di sistemi dinamici (quelli lineari), per tutti gli altri le cose vanno in maniera ben più complessa. Può succedere ad esempio che "piccole differenze nelle condizioni iniziali generino delle differenze grandissime nei fenomeni finali" (Poincare). In tali casi l'assunzione approssimata è del tutto disattesa. Avere una conoscenza approssimata dell'inizio dell'evoluzione potrebbe significare non avere più idea dello stato del sistema su tempi lunghi. Non è possibile in tali casi formulare una matematica del pressappoco.
È chiaro che la falsità verificata di questa assunzione porta ad una sostanziale incapacità previsionale nell'evoluzione dei sistemi dinamici (e quindi di tutti i fenomeni naturali descrivibili come tali). Anche se conoscessimo la forma esatta di tutte le leggi che presiedono ad un qualche fenomeno, è evidente che avremo sempre una conoscenza approssimata dello stato iniziale. Se ciò (e in alcuni casi è possibile) ci assicura una conoscenza degli stati successivi con la stessa approssimazione, abbiamo una previsione utile e sostanzialmente corretta a tutti i tempi, ma se così non è, cioè se l'approssimazione dello stato iniziale si amplifica in modo incontrollato, siamo praticamente di fronte ad un fenomeno fortuito.
Strano e affascinante che lo studio dei sistemi dinamici, cominciato con Newton e con un solido concetto di determinismo corroborato dai risultati matematici, sia sfociato in tempi moderni alla constatazione che in moltissimi casi le evoluzioni in linea di principio sempre deterministiche non si distinguono da fenomeni casuali.