Eravamo appena rientrati da un giro in tuk-tuk in un quartiere di Delhi e il caos del traffico in cui ci eravamo immersi mi aveva abbastanza sconvolto. Qualche giorno prima, quando questo caos lo stavamo osservando incuriositi dall'interno del nostro comodo pullman, la nostra guida indiana ce lo aveva definito un "traffico autogestito". Questo mi aveva fatto pensare per un po', e ora che sono rientrato a casa mi sono preso la briga di documentarmi per precisare qualche idea che mi era saltata in testa quel giorno.
Il traffico indiano più che essere autogestito (ma la definizione della nostra guida calza piuttosto bene oltre ad essere spiritosa) è un vero e proprio sistema complesso in cui lavora un principio di auto-organizzazione. La caratteristica di questo traffico (che a prima vista sconvolge) è che non esiste nessun elemento o agente che lo disciplini dall'esterno. Tanto per capirci, a parte qualche eccezione nei quartieri più centrali e importanti, non esistono semafori, non esiste segnaletica verticale né orizzontale (e dove esiste qualcosa viene in genere completamente ignorata). Il flusso del traffico è il risultato delle libere azioni dei singoli e della loro capacità di ordinamento spontaneo (da cui il simpatico termine "autogestito"). Quello che sorprende è il fatto che un traffico del genere funziona. Ci si aspetterebbe un blocco totale della mobilità nel giro di pochi secondi (vista anche la quantità incredibile di veicoli presenti) ma questo non avviene e tutti riescono a procedere più o meno nella direzione voluta (dico più o meno perché le traiettorie, continuamente corrette, hanno un aspetto a prima vista piuttosto erratico).
Piccola analisi del fenomeno
Una cosa da precisare è il concetto generale di auto-organizzazione. L'auto-organizzazione è il processo in cui l'ordine globale di un sistema nasce spontaneamente dalle interazioni locali tra i suoi componenti interni. Questa definizione mi fa pensare alle ricerche di Parisi sulla dinamica del volo degli Storni. La complessità di questo particolare fenomeno di auto-organizzazione emerge in sostanza (a parte i dettagli dello studio di Parisi) dall'applicazione simultanea di poche regole che risultano essere peraltro piuttosto ovvie. Ogni uccello in volo cerca di mantenere una distanza minima dai vicini per evitare collisioni, e orienta con loro la propria direzione di volo.
L'auto-organizzazione si associa anche alle cosiddette strutture dissipative, sistemi che dissipano (consumano e disperdono) energia degradata nell'ambiente per mantenere intatta la propria struttura interna, il proprio ordine. Una dinamica che caratterizza tutti i sistemi viventi, che in tal modo mantengono un basso livello di entropia a spese di un corrispondente degrado dell'energia, tra quella che assorbono (luce solare per le piante, cibo per gli animali, entrambe a bassa entropia) e quella che restituiscono all'ambiente (calore e scarti ad alta entropia). Questo ovviamente finché ce la fanno, poi si arrendono alla morte, ovvero all'equilibrio termodinamico.
Tornando al traffico indiano il suo ordine globale (il flusso continuo e incessante) emerge spontaneamente dalle interazioni locali, che, un po' come gli stormi, seguono regole molto semplici: "evita il mezzo subito davanti a te", "occupa lo spazio vuoto più vicino" e "adatta la velocità a chi ti circonda". Il resto non conta, regole "esterne" come quelle che governano il traffico occidentale praticamente non ce ne sono, la corsia non esiste, esiste solo lo spazio interpersonale dinamico.
Ma c'è un altro elemento del traffico indiano che a prima vista sembra perlopiù inutile e fastidiosissimo. Riflettendoci un poco però ci si convince che si tratta di un elemento estremamente importante per la dinamica globale del sistema. Sto parlando dell'uso smodato, assordante e apparentemente irrazionale del clacson. Quando si è dentro il flusso del traffico si è costantemente circondati da mille segnali acustici provenienti da tutte le direzioni. Il primo pensiero è "perché peggiorare tutto questo casino con un rumore insopportabile?" Il fatto è che il clacson è il vettore di informazione che permette l'auto-organizzazione. Sono queste continue segnalazioni acustiche che tengono in piedi l'intero sistema. Suonando, ogni conducente segnala la propria presenza. E chi riceve i segnali sonori mappa istantaneamente la presenza degli altri senza dover distogliere lo sguardo dalla strada davanti. Poiché mancano elementi esterni che potrebbero disciplinare il traffico, questo deve auto-organizzarsi, e l'unico modo per farlo è iniettare nel sistema flussi di informazione in tempo reale. L'eliminazione di questi flussi porterebbe il sistema a collassare immediatamente in un numero altissimo di collisioni e a immobilizzarsi completamente.
La cosa bella è che per descrivere un sistema del genere si può introdurre l'entropia di Shannon (nata e utilizzata in ben altri contesti). In una situazione di alta entropia le posizioni e le velocità dei veicoli sono del tutto casuali e imprevedibili. C'è massima incertezza (poca informazione) e il flusso utile è zero. Il risultato è l'ingorgo, l'immobilità di tutti i veicoli e l'interruzione del flusso di traffico. Viceversa la situazione di bassa entropia si ottiene quando i veicoli si muovono in modo coordinato, le velocità sono correlate e tutti i veicoli riescono a procedere con un flusso netto utile. Ma come si può fare a tenere bassa l'entropia di questo sistema?
Esattamente come nelle strutture dissipative anche il traffico indiano deve innanzitutto far fluire una grande quantità di energia: energia cinetica e termica (i motori), energia acustica (i clacson), energia umana (l'attenzione e lo stress conseguente). E come gli organismi viventi anche il traffico indiano si nutre di entropia negativa, anche se in questo caso l'entropia di cui si sta parlando è più esattamente quella della teoria dell'informazione. Ogni volta che viene suonato il clacson si immette informazione nel sistema. Nella teoria di Shannon l'informazione è matematicamente equivalente all'entropia negativa termodinamica. L'uso del clacson riduce l'incertezza (l'entropia) dei veicoli circostanti. Quel "rumore" assordante è in realtà un flusso di entropia negativa che contrasta la naturale tendenza del traffico a degenerare in un incidente o in un blocco totale.
Quindi il traffico indiano si comporta esattamente come una struttura dissipativa, e come gli organismi viventi sopravvive contro le leggi del disordine cosmico (Secondo Principio della Termodinamica). Un sistema del genere, attraversato da un flusso continuo di energia, si riesce ad auto-organizzare spontaneamente in forme incredibilmente ordinate. L'ordine che si sperimenta in quel flusso non è gratuito. È il risultato di un sistema aperto fuori dall'equilibrio che esporta disordine nel mondo esterno sotto forma di rumore e calore per preservare, al suo interno, la magia miracolosa di un movimento che non si ferma mai.