lunedì 9 giugno 2008
Embrione ed Individuo
"L'embrione è un individuo a partire dal suo concepimento" (da cui discende la necessità di garantirgli tutti i diritti fondamentali che si assicurano ad un individuo) è una frase a cui non riesco ad attribuire un senso preciso, mette insieme due cose che stanno su piani completamente differenti.
Edoardo Boncinelli (biologo genetista) in un suo libro propone di chiamare individuo un embrione che abbia raggiunto due settimane di sviluppo. Una proposta che suona piuttosto artificiale ma che ha una sua giustificazione tecnica e che potrebbe anche mettere d'accordo visioni differenti. Nelle prime due settimane l'embrione è talmente amorfo e non definito che di fatto potrebbe (in modo assolutamente non prevedibile) dar luogo a più individui (gemelli) piuttosto che ad uno solo; inoltre in questo primo periodo non esiste ancora nessun tipo di differenziazione cellulare o di semplice organizzazione spaziale (eventi che si presentano solo dopo il 14-esimo giorno, con l'inizio del processo chiamato gastrulazione).
giovedì 5 giugno 2008
Egocentrismo, Antropocentrismo
Ma spesso il puro egocentrismo delle primissime fasi della vita, sempre più insostenibile almeno nella forma in cui ce lo costruiamo inizialmente, lascia spazio ad un suo surrogato, certamente più "ragionevole": l'antropocentrismo. Il binomio io-restodelmondo diventa il binomio uomo-restodelmondo. E questo concetto, condivisibile pacificamente con tutti gli altri uomini, rimane indisturbato (nella maggior parte dei casi) per il resto della vita. Se proprio non è accettabile assegnare una posizione privilegiata al proprio io nel mondo (idea troppo infantile) almeno cerchiamo di sostenere l'idea che l'uomo come specie abbia una posizione privilegiata, giustificandolo in sostanza con alcune nostre specificità quali il linguaggio, l'autocoscienza, la capacità di descrivere il mondo e di farsene una immagine precisa, ecc.
Succede però che in molte occasioni anche questo ulteriore binomio venga "minacciato" dagli eventi e da osservazioni che "depongono a sfavore". In fin dei conti cos'è che ci dice che occupiamo un posto particolare? Ormai sappiamo che la nostra posizione spaziale non ha niente di particolare, neppure quella temporale sembra avere qualche significato, le specificità accennate precedentemente non sembrano prerogative solo nostre (anche se noi le possediamo in massimo grado), il mondo non ci appare affatto costruito su misura per noi, e dove potrebbe sembrarlo è chiaro che l'argomento si può rovesciare, cioè potremmo essere noi fatti a misura del mondo che abitiamo (che dal punto di vista delle conoscenze che abbiamo attualmente sui meccanismi evolutivi pare una posizione molto più logica).
Molte personalità del mondo scientifico hanno espresso bene quest'idea con frasi sintetiche ed efficaci. Ne cito un paio:
- Gli esseri umani sono animali. Possiamo essere talvolta dei mostri, altre volte individui meravigliosi, ma siamo pur sempre animali. Magari ci piacerebbe pensare di essere degli angeli caduti dal cielo, ma in realtà siamo scimmie in posizione eretta. (Desmond Morris)
- Noi vogliamo essere necessari, inevitabili, ordinati da sempre. Tutte le religioni, quasi tutte le filosofie, perfino una parte della scienza, sono testimoni dell'instancabile, eroico sforzo dell'umanità che nega disperatamente la propria contingenza. (Jaques Monod)
venerdì 30 maggio 2008
So' andato a vede' Vasco
Anche il concerto di Vasco aveva questo "problema".
Comunque un gran bel concerto.
LHC (Large Hadron Collider)
Di questo esperimento mi colpiscono due cose, una sul piano tecnologico, l'altro su quello più strettamente scientifico.
1. dal punto di vista tecnologico la cosa più impressionante è la necessità del controllo di tutti i parametri dell'esperimento, le installazioni dei componenti devono essere fatte "al millimetro" (letteralmente) altrimenti non funziona nulla; un esempio (da un articolo di "Le Scienze"): le misure devono essere fatte tenendo conto dell'allargamento dell'anello (circa un millimetro!) che si ha in corrispondenza della deformazione della crosta terrestre durante le fasi lunari (fenomeno delle maree). Questo allargamento influisce significativamente sull'energia del fascio e quindi sull'interpretazione dei risultati delle collisioni!
2. sul piano scientifico l'obiettivo principale che ha portato alla realizzazione di una macchina del genere è quello di riuscire a "vedere" il bosone di Higgs, l'unica particella prevista dal Modello Standard (teorizzata nel 1964) rimasta ancora inosservata, e anche la particella che all'interno del Modello gioca un ruolo fondamentale. Ma questa in fondo è la parte scontata dell'esperimento. Quella forse più affascinante deriva dal fatto che la nuova macchina esplorerà un range di energie molto più alto di quelli finora esplorati e quindi in realtà non si sa che cosa scopriremo. Questo è l'aspetto della questione che mi colpisce di più perchè in fondo è proprio quello che mette in risalto la sostanza dell'attività scientifica. E' molto frequente riscontrare l'opinione (più o meno consapevole) che il valore culturale della scienza sia quello di "spiegarci" il funzionamento delle cose. Ma in realtà credo che il suo valore sia soprattutto nel processo di conoscenza, che per essere definito ha bisogno di cose non ancora spiegate, ignote. Credo che la potenza della scienza sia tutta in questo atteggiamento curioso, quasi infantile, del "vediamo un po' che succede".
venerdì 23 maggio 2008
Nucleare in Italia
Ricordo ancora il fastidio che provai durante la campagna referendaria per l'abrogazione del nucleare del 1987. Era l'indomani dell'incidente di Cernobyl (l'anno prima) e il referendum si svolse in un clima secondo me totalmente irrazionale. Roma era tappezzata di manifesti con immagini del reattore di Cernobyl e spesso direttamente con immagini del fungo atomico. Intollerabile.
Che tale scelta fosse stata irrazionale, non dibattuta seriamente all'epoca neanche dalle forze politiche di allora lo si è visto anche in seguito. Un paese che rinunciava al nucleare in quegli anni (scelta ovviamente legittima) avrebbe dovuto necessariamente promuovere politiche energetiche alternative e sviluppare contestualmente seri piani di ricerca scientifica e tecnologica nel settore dell'energia, questo per non rimanere nel giro di pochi anni quasi totalmente dipendente dall'estero. Non mi sembra che in Italia la faccenda sia andata in questi termini.
Oggi potevamo essere uno degli stati più all'avanguardia nel settore della produzione di energie rinnovabili (*) avendo su molti altri un vantaggio di venti anni di rinuncia al nucleare; in realtà ci ritroviamo invece a discutere un possibile reinserimento del nucleare in Italia con venti anni di ritardo rispetto agli altri paesi e tutto sommato in un periodo in cui si comincia a mettere in discussione la convenienza anche economica di questa tecnologia, e in generale il suo futuro.
(*) da Wikipedia: Sono da considerarsi energie rinnovabili quelle forme di energia generate da fonti che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o non sono "esauribili" nella scala dei tempi "umani" e, per estensione, il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future.
mercoledì 21 maggio 2008
Ottopermille
Sto seriamente pensando di versare il mio ottopermille alla Chiesa Evangelica Valdese. In questo momento la rivista Micromega sta anche promuovendo una campagna a favore di questo (http://www.micromega.net/). Le motivazioni sono diverse:
- si potrebbe pensare che il contribuente con la sua firma possa assegnare l'otto per mille delle tasse che lui paga ad una organizzazione che le spende per ragioni umanitarie (compreso lo Stato); in realtà non è vero, la firma del contribuente vale come un "voto" di preferenza per l'assegnazione dell'otto per mille dell'intero gettito;
- si potrebbe pensare che il contribuente, omettendo la sua firma, possa decidere di non assegnare il suo ottopermille e che quindi tutte le sue tasse siano versate semplicemente allo Stato; in realtà non è vero, le non assegnazioni esplicite cioè le "schede bianche" vengono redistribuite in misura proporzionale ai "voti" ottenuti; in tal modo con i numeri attuali le singole organizzazioni prendono più del doppio dei finanziamenti che i contribuenti hanno esplicitamente assegnato loro;
- si potrebbe pensare che firmando per lo Stato il contribuente assegni l'ottopermille al finanziamento di progetti umanitari; in realtà non è del tutto vero, l'utilizzo che lo Stato ha fatto in passato di questa parte del gettito non è molto chiaro, una parte di esso è stato addirittura utilizzato per le missioni in medio oriente (missioni "umanitarie");
- si potrebbe pensare che firmando per la Chiesa Cattolica il contribuente assegni l'ottopermille al finanziamento di progetti umanitari; in realtà non è del tutto vero, la Chiesa Cattolica utilizza solo circa il 20% di questo finanziamento per "interventi caritativi" (meno del 10% al terzo mondo), il resto finisce in varie voci di spesa che in realtà interessano il culto e il "sostentamento del clero";
- la Chiesa Evangelica Valdese assicura l'impegno dell'ottopermille esclusivamente per finanziare progetti di tipo umanitario e pubblicano sul sito un rendiconto dettagliato al centesimo di tutte le voci di spesa (http://www.ottopermillevaldese.org/);
- è abbastanza evidente che la legge dell'ottopermille è stata pensata, all'indomani del nuovo concordato (1984), per continuare a finanziare la Chiesa Cattolica con contributi statali (attualmente poco meno del 90% dell'ottopermille finisce alla Chiesa Cattolica); questo contributo annuale del fisco italiano ad una confessione religiosa che perdipiù lo usa prevalentemente per finanziare le sue strutture interne, mascherato da scelta libera del contribuente va contro il concetto di Stato Laico.
La legge dell'ottopermille viene ben descritta e discussa sul sito dell'U.A.A.R. (Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti, http://www.uaar.it/).
Nota: tutto sommato ci sta anche il fatto che la visione protestante del Cristianesimo mi piace di più di quella Cattolica.
giovedì 8 maggio 2008
Luigi Di Liegro
Se ci penso, l'unica esperienza interessante che mi è capitato di fare con il mondo cattolico è quella legata ai 10 mesi del mio servizio civile presso la Caritas Diocesana di Roma. In poche parole l'aspetto veramente notevole era quello di avere a che fare con cattolici che non avevano il tempo per la dottrina o per fare i "buoni" poichè erano totalmente immersi (o sommersi) nel mondo dell'emarginazione, in tutte le sue incredibili forme.
Le operazioni quotidiane erano lavare i barboni più recalcitranti (o convincerli a lavarsi), servire a mensa la moltitudine di vagabondi di passaggio, portare i panini a chi dormiva per strada (con l'attenzione di non farli tutti con carne di maiale, per non urtare la sensibilità dei tanti musulmani), scambiare quattro chiacchiere con i vari ospiti dell'ostello (perlopiù disturbati mentali), distribuire farmaci (con il controllo di un medico) e vestiti. Insomma il contatto continuo con "certa gente" era l'elemento caratterizzante di quell'esperienza, e credo fosse anche la motivazione principale dei molti cattolici che lì ho conosciuto.
In quell'occasione ho maturato l'idea che c'è qualche cosa che non va nel nostro concetto di aiutare le persone "rimanendo a distanza". Mi riferisco alle nostre tante donazioni al terzo mondo e in generale al concetto di beneficenza. Credo che questa cosa, o una cosa del genere, la pensasse anche Luigi Di Liegro, il fondatore della Caritas all'indomani del Concilio Vaticano II. All'epoca del mio servizio civile passava regolarmente per i vari centri, conosceva e salutava la maggior parte dei "clienti cronici" e veniva in ostello a celebrare la messa di Natale o di Pasqua. Non perdeva mai il contatto con le persone.
Tempo fa, molti anni dopo questa esperienza, più di dieci anni dopo la scomparsa di monsignor Di Liegro, mi è capitato di leggere una sua frase che conferma questo suo modo di pensare, trasferito così efficacemente nell'organizzazione che ha fondato:
"Non si può amare a distanza restando fuori dalla mischia, senza sporcarsi le mani, ma soprattutto non si può amare senza condividere."