Giorni fa mi è capitato di ascoltare un breve scambio tra Vannacci e un giornalista che lo intervistava. Vannacci se la prendeva con il giornalista (al solito) accusandolo di classificare il suo partito come destra estrema. Vannacci rivendicava semplicemente un'appartenenza alla destra politica, certamente fatta di sfumature e (ma questo non lo diceva) di posizioni più o meno estreme, come la sua. Per sostenere questo pensiero citava quelli che per lui erano ideali della destra tout-court: la "protezione di identità di popolo" e la "protezione della famiglia naturale". Questa sua affermazione tutto sommato mi trova d'accordo, nel senso che certi ideali probabilmente caratterizzano tutta la destra, almeno quella italiana, che poi ovviamente ha anche quelle degenerazioni e quegli estremismi di cui secondo me Vannacci si fa portavoce (mi riferisco per esempio al razzismo che spesso viene fuori più o meno esplicitamente dai suoi interventi).
La protezione di identità di popolo ha lo scopo di definire dei confini culturali e segna una differenza tra chi si aggrappa ad una idea di cultura rappresentativa del popolo e trova in questo feticcio la sua debole identità e chi è portatore/portatrice di differenze. La famiglia naturale usa il falso concetto di "naturale" per rafforzare un insieme di valori sulla famiglia che proprio per questo di naturale ovviamente non ha nulla. Questi valori segnano una differenza tra chi forma gruppi di vita in comune che si allineano su questi valori da chi non vuole o addirittura non può farlo. E' importante sottolineare che queste due posizioni, insieme a tante altre, determinano una visione politica generale molto precisa e di conseguenza un'azione politica che ha lo scopo di produrre leggi dello Stato. In sostanza queste due "protezioni" hanno l'effetto di generare delle disuguaglianze nella società attraverso la creazione di feticci ideologici, come l'identità di popolo e la famiglia naturale.
Un esempio recentissimo di legge di destra molto tipica secondo me è quella del decreto Valditara sul consenso informato dei genitori per l'insegnamento nella scuola dell'educazione sessuo-affettiva. La cosa che colpisce di più di questo decreto, divenuto legge, è la sua potenziale capacità di generare disuguaglianze dietro una discutibile garanzia di libertà del cittadino (che in realtà coincide con il cittadino adulto e genitore, non certo con il cittadino bambino/a o ragazzo/a la cui libertà di accedere ad una educazione sessuale non mi pare neppure presa in considerazione). Vera Gheno in un suo post pubblico scrive che: "la legge Valditara renderà ancora più povere di strumenti le persone già provenienti da contesti socio-culturali disagiati".
Libertà del cittadino di difendere l'identità di popolo a cui appartiene, libertà di difendere la famiglia naturale, libertà dei genitori di decidere per l'educazione sessuo-affettiva dei propri figli. Ognuna di queste presunte libertà rischiano di produrre disuguaglianze, un rischio che le politiche di destra accettano sempre volentieri. Tra l'altro mi viene spontaneo chiamarle "presunte" libertà perché anche nel distribuire queste libertà la destra spesso segue una logica di disuguaglianza.
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