sabato 29 novembre 2025

Matematica e computer

Ci sono delle volte che ho uno strano bisogno di sintesi su un qualche argomento complesso. Oggi ho bisogno di fare una sintesi un po' bizzarra sull'informatica.

Cosa è un computer?

Un computer è un dispositivo fisico che esegue programmi. Un programma in esecuzione in un computer può fare le cose più disparate: permettere di scrivere un documento; preparare i dati del documento e inviarli in modo corretto ad un altro dispositivo per fare una stampa su carta; lo stesso per fare un disegno; può consentire di gestire grossi fogli di calcolo estremamente complessi; puo far giocare a innumerevoli giochi diversi; può  mandare a video un intero film, o una musica sugli altoparlanti o le cuffie; può preparare in modo opportuno i dati che gli vengono forniti per inviarli correttamente sulla rete informatica, dove migliaia di altri programmi lavorano per portare i messaggi (testi, audio, video) in qualunque parte del mondo. Può consentire di costruire altri programmi in grado di andare in esecuzione e fare quello per cui sono stati progettati.

Ma che cos'è un programma?

E' un insieme di istruzioni che codificano una procedura chiamata algoritmo, che prima di entrare in esecuzione devono risiedere nella memoria del computer. Un programma in sostanza è un numero o, se ci piace di più, una serie di numeri in precisa sequenza, non fa molta differenza. E cosa vuol dire che il programma viene eseguito dal computer? Quando entra nello stato di esecuzione il programma accetta in qualsiasi momento dei dati in ingresso (input) per restituire quando necessario dei dati in uscita (output). È di fatto un'applicazione (funzione) che associa ad un dominio un'immagine corrispondente. E un dominio che cos'è? E un'immagine che cos'è? Sono insiemi di numeri. Numeri che poi si trasformano in testi, immagini, video, altri numeri, giochi, film, musica, ecc. Un programma in esecuzione non è altro che una funzione che associa numeri a numeri.

E un programma che risiede nella memoria del computer come fa a diventare una funzione? Come va in esecuzione? Tramite quale meccanismo, o quale sostrato?

Passando attraverso oggetti hardware (circuiti) che tramite l'utilizzo di un numero enorme di elementi logici concatenati (porte logiche) realizzano un'algebra di boole. Gli oggetti hardware possono essere diversi e di diverso dettaglio realizzativo ma sono sempre strutture algebriche. Un computer che esegue programmi è una struttura algebrica che lavora sui numeri.

Ricapitolando:

Un computer (hardware) è la realizzazione fisica di un algebra di boole più o meno complessa.
Un programma archiviato (file, software) è un numero.
Un programma in esecuzione (software, processo) è una funzione.

Quindi l'informatica è costituita da numeri archiviati in memorie fisiche che codificano algoritmi e dati iniziali in input. Questi numeri vengono fatti passare attraverso complesse strutture algebriche di boole che li trasformano in funzioni in grado di associare numeri a numeri.


domenica 23 novembre 2025

Chi vince e chi perde

Si dice che la situazione israelo-palestinese è molto complessa. Giustamente.

Però si potrebbe dire più semplicemente che in una situazione del genere alla fine ci sarà chi vince e ci sarà chi perde. Semplicemente, purtroppo. Solo questo risolverà la questione, chissà quando.

Quando i pionieri cominciarono a cercar fortuna nelle terre del far west incontrarono i nativi. I pionieri avevano le loro ragioni, cercavano terre nuove per poter campare, non avevano alternative. I nativi invece, essendo popolazioni nomadi, non concepivano nemmeno l'idea che le terre si potessero recintare e che se ne potesse rivendicare la proprietà, come i pionieri volevano fare. I nativi si trovarono invasi sulle terre dove vivevano e cacciavano. La loro reazione, per certi versi comprensibile, fu quella di fare tremende azioni terroristiche nei confronti delle popolazioni dei pionieri. I nativi prendevano lo scalpo dell'uomo bianco.

La situazione era difficile da trattare in termini di diritti, e certamente neanche in termini di convivenza. E infatti non venne risolta in questi modi. Venne risolta in termini di chi vince e chi perde. In quel caso vinsero i pionieri (tecnologicamente più attrezzati e più numerosi) a scapito dei nativi, che vennero letteralmente sterminati, alla fine di un lungo periodo di conflitti.

Non credo che il conflitto israelo-palestinese possa risolversi se non in questo modo, cioè in termini di chi vince e chi perde. I conflitti potranno essere ancora lunghi e difficili ma alla fine si imporrà un vincitore, non una pacifica convivenza.

La domanda che mi sono fatto in questi ultimi tempi è la seguente: perché l'occidente non ha sostanzialmente mosso un dito contro l'azione di guerra che Israele ha condotto per due anni contro la popolazione civile palestinese? La risposta però è forse più scontata (e tremenda) di quanto si pensi. Israele è l'occidente, siamo noi. E se la soluzione è quella che ho detto, a vincere dobbiamo essere noi.


lunedì 17 novembre 2025

L'insana voglia del maschile sovraesteso

Prendo a prestito l'episodio di Giorgia Meloni non per accusare lei personalmente ma perché la sua posizione sociale è certamente una delle più alte e prestigiose. Giorgia Meloni all'indomani della sua nomina a Presidente del Consiglio ha optato per l'uso del maschile sovraesteso per indicare il suo ruolo. Preferisce l'espressione "Il Presidente" piuttosto che "La Presidente" come invece sarebbe corretto grammaticalmente.

Secondo me la questione che sta sotto questa preferenza è facilmente interpretabile e anche istruttiva. Giorgia Meloni ha fatto una carriera prestigiosa in politica e si è guadagnata titoli importanti nonostante la cultura patriarcale in cui è vissuta. Si tratta giustamente di un motivo d'orgoglio quello di poter rivendicare questo successo ottenuto in un contesto culturale per certi aspetti così avverso. Dunque essere diventata "Il Presidente del Consiglio italiano", ruolo da sempre riservato a schiere di uomini che l'hanno preceduta, sottolinea ancora di più il suo talento personale, in barba alla questione linguistica, anzi, proprio questa mette in risalto il suo particolare talento. Il suo titolo dice che LEI, e al momento solo lei, ha superato a suo modo il problema della società patriarcale. Il suo ragionamento lo immagino più o meno così: "IO, e solo io, sono riuscita a raggiungere un posto apicale riservato da sempre agli uomini, e l'ho fatto dentro ad una società patriarcale che mi ha reso le cose difficili, ma io l'ho scavalcata perché sono brava, sono meglio delle altre donne. Le altre continuassero a fare la cameriera, l'infermiera, la maestra, l'impiegata, e tutte le altre professioni dignitose ma non prestigiose, in cui è normale l'utilizzo del femminile. IO voglio il titolo maschile, perché è esattamente quello che sono riuscita a conquistare".

Si tratta di una posizione tutto sommato legittima, sebbene anche molto individualista e noncurante del problema che vivono le donne nell'accedere a posizioni di prestigio professionale e sociale. Infatti, dal momento in cui si è conquistata la posizione, il patriarcato fa buon gioco, risalta il successo ottenuto. L'uso del femminile come termine inclusivo per tutte le donne in qualche modo sminuisce la propria impresa. Però questo sarebbe più chiaro se Giorgia Meloni e tutte le donne che rifiutano il femminile per la posizione tradizionalmente maschile che si sono faticosamente conquistate ammettessero questa ragione e la esprimessero senza mascherarla con argomenti ipocriti e spesso anche inconsistenti (tipo che i termini al femminile sono cacofonici, oppure che i termini non sono la sostanza delle cose, ecc.). 

Piccolo difetto: questo ragionamento alla fine accetta il patriarcato come contesto culturale in cui tutte le donne di talento si misurano.